• Programmatic
  • Engage conference
  • Engage Advanced TV
  • Engage Play

Generative Marketing powered by Mads

A cura di Mads

Una rubrica editoriale a cura di Masai, la divisione di Mads specializzata in Generative Marketing, dedicata all’impatto dell’intelligenza artificiale su marketing, comunicazione, visibilità e performance. Uno spazio di analisi, visione e casi concreti per interpretare l’evoluzione della search, dell’advertising e dei nuovi ambienti conversazionali, aiutando brand e professionisti a orientarsi nella trasformazione in corso.

08/06/2026
di Andrea Serravezza, Managing Partner di Mads

GEO: perché la nuova sfida del marketing è diventare parte delle risposte dell’AI

Generative-Marketing.jpg

Per anni il marketing digitale ha avuto un obiettivo molto chiaro: essere trovati. Posizionarsi sui motori di ricerca, presidiare le keyword più rilevanti, intercettare l’intento degli utenti e trasformare la visibilità in traffico, lead, vendite. Quel modello non è finito. Ma non è più sufficiente. L’intelligenza artificiale generativa sta introducendo una nuova interfaccia tra persone e informazioni. Sempre più utenti non cercano soltanto una lista di link, ma chiedono direttamente a strumenti come ChatGPT, Gemini, Perplexity o Claude una risposta, un confronto, una sintesi, una raccomandazione. E quando l’utente non visita più dieci risultati, ma si affida a una risposta generata, cambia anche il modo in cui un brand può essere scoperto.

È qui che entra in gioco la GEO, Generative Engine Optimization: l’insieme di strategie e attività pensate per migliorare la visibilità, la rilevanza e la probabilità di citazione di un brand nelle risposte prodotte dai motori generativi e dagli assistenti AI.

Dalla SEO alla GEO

La SEO tradizionale lavora per migliorare il posizionamento di una pagina nei risultati di ricerca. La GEO lavora per aumentare la probabilità che un contenuto, un brand, un prodotto o un servizio vengano selezionati e utilizzati dentro una risposta generativa. La differenza è sostanziale. In una SERP tradizionale, l’utente vede più risultati e decide dove cliccare. In un motore generativo, invece, il sistema raccoglie informazioni, le interpreta, le sintetizza e restituisce una risposta. Questo significa che la competizione non è più soltanto per il ranking, ma per entrare nella risposta.

Per un’azienda, la domanda diventa: quando un utente chiede “qual è la migliore soluzione per…?”, “quali sono i brand più affidabili in questo settore?”, “quali alternative esistono?”, “quale prodotto scegliere?”, "il nostro brand viene citato?", "Viene descritto correttamente?",  "Viene ignorato?", " Viene sostituito da un competitor?"

È questo il nuovo territorio della GEO.

Perché è importante adesso

La GEO è importante perché l’adozione degli strumenti generativi ha ormai dimensioni di massa. Secondo uno studio OpenAI pubblicato nel 2025, ChatGPT aveva raggiunto circa 700 milioni di utenti settimanali e gestiva 18 miliardi di messaggi a settimana già a luglio 2025. Lo stesso studio evidenzia come molti utilizzi riguardino attività quotidiane di ricerca, scrittura, apprendimento e orientamento pratico.

Anche Google sta spingendo con decisione verso una search sempre più generativa. A Google I/O 2026, Sundar Pichai ha dichiarato che AI Overviews ha superato i 2,5 miliardi di utenti attivi mensili, mentre AI Mode ha superato il miliardo. È un segnale molto chiaro: l’esperienza di ricerca si sta spostando progressivamente da un modello basato su link a un modello basato su risposte, sintesi e interazioni conversazionali.

Per i marketer, questo significa che una parte crescente della discovery, della comparazione e della valutazione potrebbe avvenire in ambienti dove il click non è più l’unico indicatore di valore. Il brand può influenzare una decisione anche senza ricevere immediatamente una visita al sito, semplicemente perché viene incluso, citato o raccomandato in una risposta generata.

I principali fattori della GEO

La GEO è ancora una disciplina giovane, e non esiste un manuale definitivo valido per ogni piattaforma. I sistemi cambiano rapidamente, usano logiche diverse e spesso operano come black box. Tuttavia, dalla ricerca accademica e dall’osservazione dei principali ambienti generativi emergono alcuni fattori ricorrenti.

Il primo è la chiarezza semantica. Un brand deve essere facilmente comprensibile: chi è, cosa fa, per quale categoria è rilevante, quali problemi risolve, quali prodotti o servizi offre. Contenuti vaghi, troppo pubblicitari o poco specifici sono meno utili per sistemi che devono sintetizzare informazioni in modo affidabile.

Il secondo fattore è l’autorevolezza delle fonti. I sistemi generativi non leggono soltanto il sito del brand, ma recuperano e combinano informazioni provenienti da fonti diverse. Per questo contano articoli, recensioni, report, citazioni editoriali, directory qualificate, contenuti istituzionali e presenza in ecosistemi informativi credibili.

Il terzo fattore è la struttura del contenuto. I motori generativi tendono a valorizzare testi chiari, ben organizzati, ricchi di definizioni, dati, esempi, FAQ, comparazioni e riferimenti verificabili. Non si tratta di scrivere per le macchine, ma di rendere le informazioni più accessibili sia alle persone sia ai sistemi che devono interpretarle.

Il quarto fattore è la coerenza tra le fonti. Se un’azienda viene descritta in modo diverso sul sito, sui profili social, su marketplace, articoli stampa, schede aziendali e documentazione pubblica, il sistema può generare rappresentazioni imprecise o incomplete. La GEO richiede quindi un lavoro di allineamento su naming, categorie, claim, messaggi chiave, dati societari, prodotti e servizi.

Il quinto fattore è la presenza di prove: dati, citazioni, benchmark, fonti attendibili, casi concreti. Il paper “GEO: Generative Engine Optimization”, pubblicato su arXiv, introduce il tema come nuovo paradigma per ottimizzare la visibilità dei contenuti nei motori generativi e mostra come alcune tecniche — tra cui l’inserimento di fonti, citazioni e statistiche — possano migliorare la visibilità nelle risposte generate fino al 40% in specifici contesti sperimentali.

Cosa devono fare oggi le aziende

Il primo passo non è produrre nuovi contenuti a caso, ma misurare. Una strategia GEO dovrebbe partire da un audit: capire come il brand appare oggi nei principali ambienti generativi, su quali domande viene citato, quali competitor emergono, quali fonti vengono utilizzate e quali informazioni risultano assenti, sbagliate o deboli.

Il secondo passo è ragionare per intent conversazionali, non solo per keyword. Le persone non chiedono soltanto “software CRM”, ma “qual è il miglior CRM per una PMI italiana?”, “quale soluzione si integra meglio con WhatsApp?”, “quali alternative costano meno?”, “quale piattaforma è più adatta a un team commerciale piccolo?”. Sono domande più lunghe, contestuali e decisionali.

Il terzo passo è lavorare sull’ecosistema informativo: sito, contenuti editoriali, digital PR, pagine prodotto, FAQ, dati strutturati, knowledge base, schede aziendali, contenuti comparativi e fonti terze. La GEO non è solo ottimizzazione on-site: è anche costruzione di autorevolezza distribuita.

È in quest’area che si colloca il lavoro di Masai, la divisione di Mads specializzata in Generative Marketing. L’approccio della unit parte dall’analisi della presenza dei brand nei nuovi ambienti generativi e si estende ad attività di Generative Engine Optimization, readiness per scenari di agentic commerce, ottimizzazione delle fonti informative e consulenza su advertising e comunicazione potenziati dall’AI. L’obiettivo non è sostituire SEO, content strategy, PR o performance marketing, ma integrarli in un nuovo scenario in cui le superfici di scoperta non sono più solo Google, social e paid media, ma anche chatbot, AI search e agenti intelligenti.

Non solo traffico: la nuova metrica è l’influenza

Uno degli aspetti più rilevanti della GEO è che obbliga il marketing a superare una visione basata esclusivamente sul click. Nei motori generativi, l’utente può ricevere una risposta completa senza visitare subito il sito. Questo non significa che la visibilità perda valore. Significa che deve essere misurata anche in altri modi. Diventeranno sempre più importanti metriche come frequenza di citazione, share of answer, presenza nei confronti competitivi, accuratezza della descrizione, fonti utilizzate, sentiment della risposta e associazione del brand a determinate categorie o problemi. La GEO introduce quindi una nuova forma di competizione: non solo per ottenere traffico, ma per influenzare la risposta.

Una nuova fase del marketing digitale

Siamo ancora all’inizio. Gli standard non sono consolidati, gli strumenti evolvono rapidamente e molte metriche devono essere costruite. Ma proprio per questo è il momento giusto per iniziare. Chi oggi lavora su contenuti più chiari, fonti più autorevoli, messaggi più coerenti e sistemi di monitoraggio della propria presenza negli ambienti AI può accumulare un vantaggio competitivo importante.

La GEO non è una moda terminologica. È il tentativo di dare metodo a un cambiamento reale: il passaggio da un web in cui i brand competono per essere cliccati a un ecosistema in cui competono anche per essere compresi, selezionati e sintetizzati dalle intelligenze artificiali.

La nuova domanda per le aziende non è più soltanto: “siamo ben posizionati su Google?”. È anche: “quando un’intelligenza artificiale risponde ai nostri potenziali clienti, siamo parte della risposta?”.

scopri altri contenuti su