OpenAI sta chiedendo a una selezione di inserzionisti un impegno economico minimo di 200 mila dollari per partecipare al lancio in beta della pubblicità su ChatGPT, come confermato dalla società ad Adweek.
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La fase di test è di dimensioni ridotte e fortemente controllata. Un portavoce di OpenAI ha spiegato che la scelta di limitare il test è intenzionale e serve a comprendere quali tipi di annunci possano risultare davvero utili per gli utenti. L’azienda ha inoltre precisato che, in una fase successiva, verranno introdotti nuovi formati pubblicitari e modelli di acquisto, una volta chiarito come integrare la pubblicità senza alterare l’esperienza conversazionale.
In alcuni casi, sempre secondo Adweek, l’impegno richiesto sarebbe arrivato fino a 250 mila dollari, con un CPM fissato a 60 dollari. I test dovrebbero partire il 6 febbraio e proseguire fino a fine marzo, anche se OpenAI non ha confermato ufficialmente un calendario preciso, limitandosi a indicare che le prove negli Stati Uniti inizieranno “nelle prossime settimane”.
Sul piano strategico, l’apertura alla pubblicità segna un passaggio rilevante per OpenAI. Dopo aver costruito il proprio modello di business principalmente sugli abbonamenti, l’azienda sta cercando di diversificare i flussi di ricavi per sostenere la rapida crescita dei costi infrastrutturali legati allo sviluppo e all’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale.
Secondo indiscrezioni di mercato, l’azienda sarebbe alla ricerca di nuovi capitali per far fronte a investimenti infrastrutturali di dimensioni senza precedenti. In questo scenario si inseriscono le speculazioni su un possibile interesse di Amazon - che, secondo la stampa internazionale, starebbe valutando un investimento di 50 miliardi - e le voci su una potenziale quotazione in Borsa entro la fine dell’anno.
Come già comunicato, i test sulla pubblicità interesseranno inizialmente i piani Free e ChatGPT Go, mentre Plus, Pro, Business ed Enterprise resteranno privi di inserzioni.