Netflix, in uscita il co-founder Reed Hastings. La pubblicità verso i 3 miliardi di dollari nel 2026
Il colosso dello streaming chiude il primo trimestre con risultati superiorI alle aspettative. Il business advertising in forte crescita con oltre 4.000 inserzionisti, in aumento del 70% su base annua
Tempo di cambiamenti in casa Netflix. Dopo la sconfitta nell’asta per acquisire Warner Bros. Discovery, arriva una notizia che segna la fine di un’era: Reed Hastings lascierà a giugno il board. Il co-founder ed ex-ceo, 65 anni, uscirà dopo l’assemblea degli azionisti per dedicarsi alla filantropia e ad altri progetti. Una notizia accolta negativamente dal mercato: il titolo di Netflix ha perso alla Borsa di New York il 9,37%, scendendo a 97,7 euro, per una capitalizzazione di mercato di 455 miliardi di dollari. Hastings è stato fondamentale per il successo di Netflix: ha fondato la società nel 1997 insieme a Marc Randolph e ne ha decretato il successo trasformandola nel leader globale dello streaming, anticipando i cambiamenti nel consumo dei contenuti video digitali. E’ stato Ceo del gruppo fino a inizio 2023, quando è diventato Executive Chairman.
L’annuncio è stata dato contestualmente alla pubblicazione dei dati finanziari del primo trimestre 2026, chiuso dal gruppo con risultati superiorI alle aspettative degli analisti, pur in un contesto di mercato sempre più competitivo.
I ricavi della società guidata dal gennaio 2023 dai co-Ceo Greg Peters e Ted Sarandos hanno raggiunto i 12,25 miliardi di dollari, in aumento del 16% su base annua, sostenuti dall’aumento degli abbonamenti, dei prezzi e della pubblicità. Il dato è leggermente superiore alle stime del consenso degli analisti, ferme a 12,18 miliardi. L’utile operativo è salito del 18% a 4 miliardi di dollari, con un margine del 32,3%, mentre l’utile per azione ha toccato 1,23 dollari, beneficiando anche della penale da 2,8 miliardi legata alla mancata chiusura dall’operazione di fusione con Warner Bros. Discovery. Gli abbonati a Netflix sono più di 325 milioni, con un’audience globale prossima al miliardo di utenti.
La strategia per la crescita e il business pubblicitario
Guardando al futuro, Netflix punta su tre asset per sostenere al crescita: l’ampliamento e la diversificazione dell’offerta, ad esempio neo mondo dei podcast video e degli eventi in diretta; l’integrazione dell’intelligenza artificiale, anche attraverso operazione di mercato mirate; e il rafforzamento della monetizzazione, con prezzi più elevati degli abbonamenti e una forte spinta dei ricavi pubblicitari.
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Nel suo report, Netflix ha osservato che il suo business advertising dovrebbe raddoppiare quest’anno, raggiungendo 3 miliardi di dollari di ricavi. In una lettera agli azionisti, l’azienda ha sottolineato che il piano con pubblicità rappresenta il 60% delle nuove iscrizioni nei Paesi in cui è disponibile. Il colosso dello streaming ha inoltre dichiarato che lancerà nuovi prodotti advertising nel corso del 2026 per aiutare gli inserzionisti a valutare l’incrementalità dei loro investimenti, verificata grazie ai dati proprietari di Netflix. Inoltre, Netflix ha affermato di collaborare ora con oltre 4.000 inserzionisti, in aumento del 70% su base annua. Negli ultimi tempi, Netflix ha compiuto diverse mosse per migliorare il coinvolgimento e la portata delle sue pubblicità. Per esempio, a partire dal secondo trimestre, negli Stati Uniti i brand che acquistano spazi pubblicitari su Netflix tramite Amazon DSP potranno applicare le Amazon Audience, i segmenti di pubblico costruiti a partire dai comportamenti di acquisto, navigazione e streaming degli utenti Amazon, alle loro campagne.
Netflix ha confermato la guidance per il 2026: ricavi previsti tra 50,7 e 51,7 miliardi (contro i 51,37 miliardi stimati dal consenso), pari a una crescita del 12-14%, e un margine operativo previsto al 31,5% (leggermente sotto il 32% del consenso). Il free cash flow è previsto a 12,5 miliardi, poco sopra le attese di 12,05 miliardi. Per il secondo trimestre, il gruppo prevede una crescita dei ricavi del 13%, fino a 12,57 miliardi (contro stime a 12,64 miliardi), e un margine operativo in diminuzione al 32,6% (rispetto al 34,4% atteso dal consenso).