Omnicom ha chiuso il quarto trimestre del 2025 con ricavi migliori delle stime e utili al di sotto delle previsioni del mercato. I risultati sono i primi ad essere resi pubblici dal gruppo pubblicitario statunitense dopo la finalizzazione a fine novembre dell’acquisizione da 13,25 miliardi di dollari di Interpublic Group. La società ha visto aumentare i ricavi del 27,9% per una cifra totale di 5,53 miliardi di dollari nel trimestre (principalmente grazie alla crescita a cambi costanti e all’inclusione di un mese di ricavi derivanti dal business di Interpublic), un risultato migliore della stima media degli analisti di 5,04 miliardi di dollari. A trainare i conti è stata in particolare la performance della divisione Media e Pubblicità grazie al buon andamento del new business: il segmento, il più importate per Omnicom in termini di volumi, ha registrato una crescita organica del 31,9% a 3,32 miliardi di dollari
Omnicom ha dichiarato un utile rettificato di 2,59 dollari per azione, inferiore alle aspettative di 2,68 dollari per azione. L’utile operativo è diminuito di 1,7 miliardi di dollari, registrando una perdita di 977,2 milioni, soprattutto per i costi legati all’acquisizione di IPG e alle spese per la riorganizzazione. «Abbiamo acquisito nuovi incarichi ed esteso contratti con marchi leader come American Express, Bayer, BBVA, BNY, Clarins, Mercedes e NatWest», ha detto John Wren, Ceo di Omnicom, durante una conference call con gli analisti. I ricavi 2025 sono aumentati di 1,6 miliardi di dollari (+10,1%) a 17,3 miliardi, sempre grazie alla crescita a cambi costanti e a un mese di contributo di IPG. La perdita netta annuale è stata di 54,5 milioni di dollari, rispetto a un utile di 1,48 miliardi del 2024.
I risultati si inseriscono in un contesto di consolidamento del settore pubblicitario, orientato alla riduzione dei costi e all’adozione dell’intelligenza artificiale in un mercato sempre più competitivo. Lo scorso anno, Omnicom ha annunciato tagli di oltre 4.000 posti di lavoro e l’eliminazione di alcuni marchi storici di agenzie, come DDB, FCB e MullenLowe. Di recente, il colosso ha avviato la fusione dele sue società di relazioni publiche Golin e Ketchum, e l’integrazione di Novelli in FleishmanHillard.
Durante la call, Wren ha annunciato che le sinergie annuali a regime derivanti dalla fusione sono state riviste al rialzo, raddoppiando da 750 milioni a 1,5 miliardi di dollari nei prossimi 30 mesi. Circa 1 miliardo proverrà dalla riduzione dei costi del lavoro attraverso l’eliminazione di ruoli duplicati, mentre i restanti 500 milioni saranno ottenuti tramite la semplificazione della struttura organizzativa e un modello di allocazione delle risorse più unificato, con maggiore ricorso a outsourcing, offshoring e nearshoring. Le iniziative coinvolgeranno in particolare aree come facility management, servizi condivisi e tecnologia.
Parallelamente, Omnicom ha annunciato un piano di razionalizzazione che prevede l’uscita, entro i prossimi 12 mesi, da attività considerate non strategiche per circa 2,5 miliardi di dollari di ricavi annui. Circa 800 milioni di questi ricavi sono già stati dismessi, mentre i restanti 1,7 miliardi saranno ceduti o riorganizzati, in parte mantenendo partecipazioni di minoranza. L’operazione mira a semplificare il portafoglio del gruppo e concentrare investimenti e risorse sulle aree a maggiore crescita e valore strategico. Guardando al futuro assetto del gruppo, Wren ha indicato che una quota intorno alla metà dei ricavi proverrà dal business media, comprese le attività di connected media e precision marketing, mentre la creatività scenderà a poco meno del 20% del fatturato complessivo.