In occasione dell’8 marzo BonusX ha lanciato “Donna è un sostantivo plurale”, campagna ideata dal reparto agenzia di Marketing Espresso con l’obiettivo di raccontare le opportunità offerte dal sistema di bonus pubblici rivolte alle donne.
In Italia, secondo l'agenzia, si parla sempre più spesso di empowerment femminile. Si raccontano storie di donne imprenditrici, studentesse, professioniste, sportive. Ma quando si entra nel mondo della burocrazia e delle agevolazioni pubbliche, la narrazione cambia drasticamente. Questo perché, per lo Stato, la donna è ancora troppo spesso associata quasi esclusivamente alla dimensione della cura, riconosciuta come “mamma di”, “moglie di”.
Una rappresentazione, si dichiara nella nota stampa, non soltanto limitante sul piano culturale, ma anche un danno sul piano economico. Migliaia di studentesse, startupper e professioniste in Italia sono convinte che i bonus pubblici siano pensati principalmente per sostenere la maternità o la gestione familiare in quanto per la maggior parte, i risultati di ricerca riportano “bonus mamma” o “bonus nido”.
“Quando abbiamo iniziato a lavorare con BonusX, ci siamo resi conto che esiste un vuoto narrativo enorme ovvero quello delle donne maker, delle donne che costruiscono il proprio percorso” spiega Alessandro Vajani, Co-fondatore e Agency Director in Marketing Espresso. “La narrazione culturale parla di indipendenza ed empowerment, ma quella istituzionale continua a rappresentare la donna quasi esclusivamente come soggetto di cura. Con questa campagna abbiamo voluto accendere una luce su tutte le opportunità che spesso restano invisibili.”
In un contesto in cui molte iniziative legate all’8 marzo rischiano di rimanere confinate in una dimensione simbolica o celebrativa, “Donna è un sostantivo plurale” nasce con l’obiettivo di trasformare l’informazione in uno strumento concreto di autonomia.
Il punto di partenza è semplice ma molto potente: se una persona non sa che esiste un bonus o un’agevolazione, quel diritto resta di fatto inutilizzato. Proprio per questo l’iniziativa non si limita a celebrare la pluralità delle identità femminili, ma mette in evidenza strumenti e agevolazioni reali che possono supportare percorsi di studio, lavoro, imprenditorialità e indipendenza.
La campagna si sviluppa nell’arco di una settimana, da lunedì 2 marzo a sabato 7 marzo, attraverso una serie di contenuti pubblicati sui canali social di BonusX che raccontano le diverse possibilità offerte dal sistema di bonus pubblici.
Ogni giorno viene pubblicato un contenuto della rubrica “Donna è un sostantivo plurale”, dedicato a una diversa dimensione della vita femminile: donna imprenditrice, con incentivi per aprire un’impresa o una startup; donna studentessa, con agevolazioni per studio e formazione; donna lavoratrice dipendente, con strumenti di sostegno e detrazioni; donna che costruisce la propria indipendenza, con bonus pubblici legati alla casa; donna atleta, con opportunità per chi pratica sport; donna mamma, perché anche la maternità resta una dimensione importante della vita di una donna.
Il racconto è culminato l’8 marzo, con il lancio di una fake Out Of Home che porta simbolicamente la campagna nelle città italiane, trasformando il messaggio in una grande affissione urbana capace di rendere ancora più visibile il tema e stimolare una riflessione pubblica ma nel mondo online.
Alcuni partner, community e creator vicini ai temi del lavoro, dell’imprenditoria e dell’educazione finanziaria ma non solo, come Qonto e This Unique, hanno rilanciato l’iniziativa contribuendo ad amplificare il messaggio.
Un segnale chiaro di quanto il tema sia sentito e di quanto necessiti di essere divulgato.
“L’accesso ai diritti passa prima di tutto dalla conoscenza” spiegano Giovanni Pizza e Fabrizio Pinci, founder di BonusX. “Ogni giorno incontriamo persone che non sanno di poter accedere a bonus o agevolazioni. Con questa campagna vogliamo ricordare che il welfare non riguarda solo la maternità: può supportare studio, lavoro, impresa e indipendenza.”
Per Marketing Espresso, “Donna è un sostantivo plurale” è prima di tutto un invito a cambiare prospettiva verso le donne, i media, le istituzioni e tutti gli attori del sistema welfare. Perché una donna non è un singolare.