Snap, la crescita frena nel trimestre: pesano Medio Oriente e Nord America
La capogruppo di Snpachat interrompe l’accordo sull’AI con Perplexity, annunciato solo lo scorso novembre
Primo trimestre in chiaroscuro per Snap. La società proprietaria di Snapchat ha chiuso i primi tre mesi del 2026 con ricavi sostanzialmente in linea con le attese del mercato, ma con segnali di rallentamento che hanno subito allarmato gli investitori: il titolo ha perso il 7% nelle contrattazioni after-hours dopo la diffusione dei risultati.
A pesare sui conti, ha spiegato l’azienda, sono stati soprattutto gli effetti del conflitto in Medio Oriente e una crescita più debole del previsto in Nord America, mercato chiave per il social, dove mancano all’appello soprattutto i grandi advertiser. In particolare, Snap stima che le tensioni geopolitiche abbiano avuto un impatto compreso tra i 20 e i 25 milioni di dollari sui ricavi pubblicitari del solo mese di marzo, con un contesto di incertezza destinato, secondo il management, a protrarsi anche nei prossimi mesi.
Il fatturato complessivo ha raggiunto quota 1,53 miliardi di dollari, +13%, in linea con le stime degli analisti. Anche la guidance per il secondo trimestre, compresa tra 1,52 e 1,55 miliardi, si colloca sostanzialmente in linea con le aspettative del mercato. Il dato che preoccupa maggiormente riguarda però il Nord America: qui la crescita dei ricavi si è fermata al 2%, mentre il numero di utenti attivi giornalieri ha registrato una flessione. A livello globale, Snap può comunque contare su 483 milioni di daily active users, in crescita di 9 milioni rispetto al trimestre precedente. Sul fronte della redditività arrivano indicazioni positive: l’Ebitda adjusted si è attestato a 233,3 milioni di dollari, sopra le attese ferme a 205,9 milioni.
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Nella lettera agli azionisti, Snap sottolinea come “quasi il 70% della spesa pubblicitaria utilizzi oggi almeno una delle nostre soluzioni di automazione basate sull’intelligenza artificiale”. In questo ambito, a sorpresa la società ha annunciato la decisione di interrompere l’accordo da 400 milioni di dollari con Perplexity AI, reso pubblico a novembre e pensato per integrare risposte generate dall’intelligenza artificiale direttamente all’interno dell’app.