L'informazione online oggi non si legge soltanto: si ascolta anche. Grazie a strumenti di Text-to-Speech come lo Speakup-Article di Audioboost – la tecnologia che accompagna anche gli articoli di Engage, ndr – cresce infatti il numero di utenti che scelgono di fruire le notizie in formato audio.
A fotografare il fenomeno è la prima ricerca europea sul percepito del Text-to-Speech, commissionata da Audioboost a Ipsos-Doxa Italia e presentata ieri a Milano. Lo studio, condotto su un campione rappresentativo di 900 italiani tra i 18 e i 65 anni, mostra come il 69% conosca questa tecnologia e, tra chi la conosce, il 44% la utilizzi già con frequenza variabile. Il potenziale di crescita resta elevato: oltre la metà dei non utilizzatori (55%) dichiara di volerla provare in futuro.
La possibilità di ascoltare un articolo mentre si fanno altre attività è il principale motivo di utilizzo (40%), seguita dalla possibilità di fruire i contenuti in condizioni di scarsa illuminazione (35%) e dal minore affaticamento visivo (34%). Tra gli utenti abituali emerge anche il piacere dell'ascolto e una migliore comprensione delle informazioni.
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Le notizie restano il contenuto più ascoltato: il 50% utilizza il servizio soprattutto per gli articoli delle testate generaliste, davanti a intrattenimento (32%), economia (30%), salute e sport (entrambi al 26%).
La ricerca evidenzia anche un'opportunità per il mercato pubblicitario. Il 47% degli utilizzatori ricorda i messaggi pubblicitari ascoltati durante la fruizione dei contenuti, quota che sale al 75% tra i frequent user. E, tra chi li ricorda, il 75% li considera coinvolgenti.
Per Cristina Pianura, Ceo e co-founder di Audioboost, il Text-to-Speech sta evolvendo da semplice funzionalità di accessibilità a un vero e proprio canale audio on demand. «L'ascolto degli spoken article è intenzionale e attivo, molto vicino per modalità di fruizione al mondo dei podcast e della radio on demand», ha spiegato la manager. «Questo crea un contesto particolarmente favorevole anche per la pubblicità».

Un momento della presentazione. A destra, Cristina Pianura
Audioboost, startup italiana attiva anche negli Stati Uniti, in Brasile, Israele, Taiwan e Spagna, punta proprio su questo modello: una piattaforma 100% ad-supported, che consente agli editori di monetizzare l'ascolto dei contenuti grazie a inserzioni audio inserite in modo contestuale e non invasivo. «La pubblicità funziona perché viene erogata nei momenti giusti della narrazione, senza interrompere l'esperienza di ascolto, e sfrutta l'intelligenza artificiale per contestualizzare il messaggio rispetto al contenuto dell'articolo», osserva Pianura.
Un approccio che, secondo la Ceo, apre nuove opportunità sia per gli editori, che possono valorizzare una nuova audience audio, sia per i brand, raggiungendo utenti coinvolti e particolarmente ricettivi. Una direzione sulla quale la martech italiana continua a investire, dopo aver chiuso nel 2024 un round di investimento
guidato dal gruppo internazionale Branovate per accelerare lo sviluppo tecnologico e l'espansione sui mercati esteri.