A pochi giorni dall’accordo raggiunto da Meta con un gruppo di procuratori generali negli Stati Uniti sugli effetti potenzialmente dannosi delle sue piattaforme social sugli adolescenti, anche la Commissione europea ha avviato un confronto con la società guidata da Zuckerberg.
Lo ha confermato il portavoce della Commissione europea per il digitale, Thomas Regnier durante il briefing quotidiano a Bruxelles, spiegando che adesso si attende che Meta proponga anche nell’Ue impegni in grado di garantire ai minori una protezione almeno equivalente a quella prevista negli USA.
“Si tratta di un dialogo continuo che stiamo portando avanti per offrire almeno una protezione altrettanto valida ai nostri bambini qui nell’Unione Europea”, ha spiegato il portavoce.
Del resto, anche Bruxelles si è accorta da tempo dei rischi dell’esposizione dei minori ai social. “Durante questo periodo, non siamo rimasti con le mani in mano - ha precisato Regnier -. Abbiamo proposto il DSA (Digital Services Act), i nostri colleghi legislatori lo hanno adottato, abbiamo avviato un'indagine su Meta per gli stessi sospetti e il mese scorso siamo giunti alla conclusione che Meta, sia per Facebook che per Instagram, e il suo design che crea dipendenza, viola il DSA”.
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Il portavoce ha puntualizzato che non si tratta ora di “stabilire chi infliggerà la multa più salata. Ciò che vogliamo è proteggere efficacemente i nostri minori online. Questo è precisamente il lavoro che stiamo svolgendo attualmente".
Bruxelles chiede in particolare strumenti adeguati per la gestione del tempo trascorso davanti allo schermo e controlli parentali efficaci. Gli eventuali impegni assunti da Meta nell’Ue non potranno essere limitati a pochi anni, come alcune misure concordate negli Stati Uniti, ma dovranno avere carattere permanente. "Se si propongono impegni in Europa, valgono per tutto il futuro. Non sono per uno o due anni", ha precisato il portavoce.
Un’azione concreta è stata sollecitata anche da due eurodeputati del Partito democratico, il capodelegazione, Nicola Zingaretti, e il relatore del rapporto sull’impatto dei social media e dell’ambiente online sui giovani, Sandro Ruotolo. A loro avviso, l’UE dovrebbe prendere "misure analoghe" a quelle contenute nell'accordo raggiunto tra Meta e diversi Stati Usa per chiudere un processo relativo ai danni arrecati da Facebook e Instagram alla salute mentale dei giovani, che ha "restituito un quadro di estrema gravità".
Nel processo statunitense, spiegano in una nota i due eurodeputati, "sono emerse testimonianze e ammissioni secondo cui Meta avrebbe mantenuto misure di protezione poco utilizzate dagli adolescenti e accantonato interventi più incisivi per evitare una riduzione del tempo trascorso sulle piattaforme. Se confermati, questi elementi mostrerebbero che gli interessi commerciali sono stati anteposti alla sicurezza e al benessere dei minori". La tutela dei minori, concludono, "non può essere subordinata agli interessi economici delle piattaforme. L'Europa deve garantire che la sicurezza e il benessere dei più giovani vengano prima dei profitti delle grandi piattaforme digitali".
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I desideri dell'Europa sono chiari, ma bisogna vedere se verranno recepiti da Menlo Park, che intanto, in USA, ha ribadito la necessità che non sia lei la sola a prendere provvedimenti, ma che anche TikTok e YouTube (i suoi principali competitor) facciano la loro parte. Sia per rendere più efficaci le misure stesse che per garantire un equilibrio competitivo e di mercato.
Cosa si impegnerà a fare Meta negli USA
Ma cosa si impegnerà a fare Meta negli Stati Uniti? Il processo avviato negli USA da un nutrito gruppo di procuratori generali contro la società si è concluso negli scorsi giorni con l'impegno di Meta a versare fino a 16,68 miliardi di dollari (in tranche subordinate al fatto che anche le piattaforme concorrenti adottino le stesse misure) ma soprattutto ad applicare modifiche strutturali su Facebook e Instagram, con l'obiettivo di far sì che l'esperienza di un adolescente sia protetta "di default", senza richiedere configurazioni manuali.
Si va da limiti di tempo (2 ore al giorno tra le due app, promemoria e notifiche per l'utilizzo prolungato) ad orari protetti (blocco delle funzionalità principali tra mezzanotte e le 6, notifiche silenziate durante l'orario scolastico), dal controllo su feed e interazioni (il feed sarà cronologico e non algoritmico, i "Mi piace" rimarranno nascosti, la riproduzione automatica dei video sarà disattivata e verranno eliminati i filtri estetici) a un potenziamento degli strumenti per la verifica dell'età.
Modifiche importanti del modo in cui funzionano le due app, che però aprono la strada a un modo nuovo di affrontare il problema della protezione dei minori: non vietare, ma offrire un'esperienza diversa.