Emanuele Gilardi, Managing Director di Hearts United Italia
Con il debutto sul mercato di Hearts United Italia, nuova realtà di casa Omnicom nata a inizio anno dalla fusione tra Hearts & Science e Mediahub, l’agenzia amplia competenze e respiro internazionale, mantenendo al tempo stesso la propria identità e agilità sul mercato italiano. A raccontarne prospettive e obiettivi è Emanuele Gilardi, Managing Director di Hearts United Italia (prima era alla guida di Hearts & Science), intervistato a margine della presentazione a Milano di “Human After All”, la nuova ricerca svelata in occasione di Villa Futura, il format proprietario dell’agenzia dedicato ai grandi cambiamenti culturali, che quest’anno vede al fianco dell’agenzia Ciaopeople, Seedtag e TikTok come partner.
Nell’intervista Gilardi fa il punto sul nuovo assetto dell’agenzia e sulle opportunità che derivano dall’integrazione con Mediahub, tra maggiori competenze, una più forte dimensione internazionale e la volontà di continuare a operare con la stessa agilità sul mercato italiano. Sul fronte della crescita, i primi mesi del 2026 confermano un andamento positivo: l’agenzia ha registrato un incremento a doppia cifra sia dei billing gestiti sia dei ricavi, mentre sul fronte del new business ha già conquistato diverse gare.
Emanuele, con la nascita di Hearts United Italia, che cosa cambia per l'agenzia e per il mercato italiano?
Dal punto di vista organizzativo, i cambiamenti sono residuali e non rilevanti: per i team e per i clienti, sostanzialmente, non cambia nulla. Quello che evolve, invece, è l'organizzazione internazionale del network. L'integrazione con le competenze di Mediahub trasforma Hearts & Science in una struttura ancora più potente. Hearts & Science era già una realtà importante non solo in Italia, ma anche nel Regno Unito e in Germania, sviluppata sulla base delle caratteristiche dei singoli mercati e con un approccio fortemente lower-funnel, digitale e orientato alle performance. Ora a questa realtà si unisce Mediahub, che invece è una struttura molto forte a livello internazionale, con importanti hub a Londra e New York e una componente creativa di riferimento all'interno del panorama delle holding. Uniamo quindi la creatività alle competenze sulle performance, la forza internazionale a una grande presenza locale. Ne nasce un team ancora più forte sul mercato, con la possibilità di offrire ai clienti un servizio più ampio e integrato.
In che cosa si manifesta concretamente l'ampliamento dei vostri servizi?
L'integrazione con un team internazionale significa innanzitutto più know-how, più competenze, maggiori capacità di sviluppo e una maggiore integrazione con gli altri Paesi. Se finora siamo stati identificati come un'agenzia molto agile, in grado di gestire particolarmente bene anche clienti di taglia media e locali, ora possiamo allargare il nostro raggio d'azione ai grandi brand internazionali, mantenendo al tempo stesso la nostra identità.
Anche lo scorso anno e nei primi mesi di quest'anno avete ottenuto ottimi risultati sul fronte del new business. Ci sono novità?
Non posso ancora fare i nomi dei nuovi clienti, ma posso dirti che abbiamo realizzato un ottimo new business nel primo semestre. Chiudiamo la prima parte dell’anno con una crescita a doppia cifra sia dell’amministrato, sia dei ricavi, con quest’ultima voce che registra una percentuale di crescita ancora più significativa grazie all’andamento positivo del business organico. Siamo molto contenti di questi risultati, è la prova della validità del nostro posizionamento storico, molto agili nel livello di servizio, ma con una holding strutturata alle spalle che ci permette di portare sul mercato nuove competenze, processi e grandi capability.
Il new business si può quantificare?
Sì. Secondo i dati Comvergence, nel primo semestre del 2026 Hearts United Italia si è posizionata al secondo posto per billing netto da new business in Italia, con 17 milioni di dollari di nuovo business vinto in attacco. Considerando anche il business legato alla retention dei clienti esistenti, il valore complessivo del new business sale a 20 milioni di dollari, con un retention rate del 100%. A livello complessivo, il billing di Hearts United Italia si attesta invece a 156 milioni di dollari, sempre secondo i dati Comvergence. È un risultato che ci rende particolarmente soddisfatti, perché conferma la solidità del nostro posizionamento e la capacità di crescere sia attraverso l'acquisizione di nuovo business sia attraverso la continuità delle relazioni con i clienti.
E invece sul fronte dei nuovi clienti? Le gare sono già concluse?
Sì, abbiamo concluso e vinto diverse gare, ma in questo momento non posso dare informazioni specifiche. Siamo coinvolti anche in pitch a livello internazionale, come la gara globale di Ikea, che ci vede in lizza per il billing.
Brand, la sfida è evolvere con le persone e oltrepassare gli stereotipi dell’età
Gli italiani iniziano a sentirsi “vecchi” molto prima di quanto ci si potrebbe aspettare, ma con il passare degli anni finiscono per sentirsi sempre più giovani. È il paradosso al centro di “Human After All”, la ricerca realizzata da Hearts United con Doxa su un campione rappresentativo di 2.000 italiani e presentata nell’ambito di Villa Futura. Il 26% colloca tra i 25 e i 34 anni il momento in cui ha iniziato a pensare al proprio invecchiamento, mentre il 62% degli over 65 dichiara di sentirsi più giovane della propria età anagrafica. La ricerca evidenzia inoltre come la longevity sia già una pratica quotidiana più che un concetto conosciuto: solo il 14% dice di conoscere bene il termine, ma per il 51% degli italiani vivere meglio e più a lungo significa prendersi cura del proprio benessere attraverso relazioni, sonno, equilibrio e prevenzione.
Il cambiamento investe anche il modo in cui le persone guardano ai brand. Il 31% degli italiani dichiara di sentirsi più vicino alle marche capaci di evolvere insieme ai bisogni delle diverse fasi della vita, mentre il 29% premia quelle in sintonia con il presente. Ne emerge una richiesta precisa: non parlare alle persone attraverso stereotipi anagrafici, ma comprenderne bisogni, aspirazioni e comportamenti reali, costruendo prodotti e comunicazioni utili, semplici e capaci di accompagnarle nel tempo.
«Per anni abbiamo usato l’età anagrafica come una categoria utile per descrivere le persone e interpretare la società. Oggi ci accorgiamo che non basta più», commenta Emanuele Gilardi. «La longevità non sta cambiando soltanto il numero degli anni che viviamo, sta cambiando il significato del tempo. Comprendere questo cambiamento significa comprendere meglio la società contemporanea e, per i brand, trovare nuovi modi per essere rilevanti nella vita delle persone».