• Programmatic
  • Engage conference
  • Engage Advanced TV
  • Engage Play
08/07/2026
di Lorenzo Mosciatti

Mentarossa presenta la campagna "Ne ho piene le scatole". Il testimonial è Babbo Natale

Babbo Natale si è stancato e l'agenzia ha raccolto il suo sfogo, nello spot presentato in anteprima al WMF di Bologna

Un frame della campagna

Un frame della campagna

Mentarossa, l’agenzia pisana nata nel 2015, ha presentato la sua ultima campagna di self promo “Ne ho piene le scatole” in anteprima al WMF di Bologna lo scorso giugno: la tre giorni bolognese che quest’anno ha visto la partecipazione di oltre 1.000 speaker, più di 800 espositori, più di 3.000 tra investitori, startup e PMI  e oltre 50 delegazioni internazionali. 

La campagna è affidata a un testimone d'eccezione, Babbo Natale e racconta i frequenti episodi in cui alcuni brand compilano wishlist infinite e irrealistiche, aspettandosi poi che qualcuno, come per magia, le trasformi in realtà. 

Il tono di voce della campagna è l’ironia, il suo strumento chiave la provocazione. E quindi? Letterine rispedite al mittente, sacchi ormai vuoti di regali, un Babbo Natale che ne ha piene le scatole e si sfoga in ‘diretta’ telefonica, fino all’invito ad affidarsi ad un’agenzia che non ‘tira  pacchi’. Una provocazione che ha incontrato interesse e attenzione da  parte di quanti si sono fermati allo stand Mentarossa durante la tre  giorni bolognese. Soprattutto, non sono mancati i sorrisi: nessuno riusciva a trattenersi nel sollevare la cornetta per ascoltare gli sfoghi di un Babbo Natale stremato da richieste impossibili. 

Babbo Natale - racconta Martina Pescioli, Founder e Creative Director di Mentarossa - ha sempre rappresentato la figura a cui si chiede, e che può solo rispondere esaudendo i desideri. Ma nessuno gli ha mai dato voce davvero, interpretando quello che lui stesso avrebbe potuto pensare o dire. Noi abbiamo voluto farlo perché è esattamente quello che facciamo ogni giorno: diamo voce, attiviamo un canale di  scambio. Lo abbiamo fatto con un'icona che tutti conosciamo invece che con un brief, ma il principio è lo stesso.” 

La provocazione - spiega Pescioli - è stata un rischio calcolato. Il tono di voce è coerente con il nostro brand e, soprattutto, funzionale a veicolare, tramite l’ironia, il messaggio che vorremmo davvero passasse. Ovvero: la comunicazione è una cosa seria, e va trattata come tale. Serve consapevolezza, responsabilità, strategia per farla e per farla bene. Le agenzie non hanno la bacchetta magica: se non c'è valore, se non c'è sostanza, non si può comunicare nulla che abbia davvero senso”.

scopri altri contenuti su

ARTICOLI CORRELATI