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21/05/2026
di Rosa Guerrieri

Giovani e TV, un legame che si evolve (e cresce nello streaming): i dati del Secondo Rapporto Auditel-Ipsos Doxa

L'indagine rivela uno scenario competitivo in cui la qualità dell'esperienza visiva e la flessibilità dell'offerta sono i veri driver di scelta per il pubblico più giovane

Foto di Coline Haslé su Unsplash

Foto di Coline Haslé su Unsplash

La narrazione dominante che descrive i giovani come una generazione ormai completamente "perduta" per la televisione tradizionale subisce una netta smentita. È questo il dato più rilevante emerso a Milano, nella prestigiosa cornice del Palazzo della Veneranda Fabbrica del Duomo, dove è stato presentato il Secondo Rapporto Auditel-Ipsos Doxa sulle famiglie italiane.

Lo studio, che poggia sulla Ricerca di Base Auditel (oltre 500.000 indirizzi estratti ogni anno e 20.000 interviste face-to-face nelle case degli italiani), rappresenta la più estesa radiografia socio-tecnologica del Paese. Se l'edizione passata si era concentrata sulla ridefinizione della fascia 65-74 anni, quest'anno il focus si è spostato interamente sulla Generazione Zeta e i Millennials (target 18-34 anni), svelando un ecosistema di consumo tutt'altro che polarizzato.

“Lo scorso anno estraendo i dati dalla Ricerca di Base ci siamo focalizzati sulla ridefinizione del target 65-74 anni, ormai indistinguibile dal resto della popolazione per dotazioni, competenze e capacità di spesa. Quest’anno, invece, abbiamo scelto di analizzare il target 18-34 anni. Risultato? Dati che sfidano alcuni luoghi comuni e consentono di comprendere meglio il rapporto, che si fa più complesso ma continua ad esistere, tra giovani e TV. Con eccellenti notizie per i broadcaster-streamcaster specie sul fronte dello streaming” ha dichiarato Paolo Lugiato, direttore generale Auditel.

I tre percorsi di vita dei 18-34enni

Per comprendere come i giovani si approcciano ai media, il Rapporto evidenzia la necessità di non considerare questo target come un blocco monolitico. I dati permettono infatti di distinguere tre precisi percorsi di vita che caratterizzano i 18-34enni: coloro che vivono ancora nel "nido", ossia nella famiglia di origine (6 su 10); coloro che hanno "spiccato il volo" per motivi di indipendenza personale o studio/lavoro (62 su 100 del restante 40%); e coloro che hanno spiccato il volo per creare una nuova famiglia, diventando genitori (38 su 100 del restante 40%).

Su questo punto è intervenuto Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Doxa, che ha commentato: “Questa ricerca è importante perché consente di capire meglio il mondo dei ‘giovani’. Spesso i giovani vengono descritti come un insieme unico utilizzando come criterio l’età, ma in realtà si caratterizzano per 3 condizioni di vita del tutto diverse e questo ha un impatto importante sulle loro dotazioni e il loro rapporto con la televisione. Abbiamo usato la metafora del nido, che rende bene l’idea. Quando rimangono nel nido d’origine – e sono molti i giovani che rimangono a casa a lungo, soprattutto se proseguono gli studi – i giovani godono delle risorse familiari, anche televisive. Quando spiccano il volo uscendo dalla famiglia d’origine, si assiste ad un alleggerimento e a una maggiore propensione verso il mobile. Quando però i giovani formano un nuovo nido, una propria famiglia, tornano in media come dotazioni domestiche e si dotano quasi tutti di televisore, connesso non solo a Internet ma anche all’antenna televisiva.”

Schermi più grandi e "ibridi": il trionfo dello Smart e dello Streamcasting

Se la transizione verso l'indipendenza (la vita in appartamenti condivisi o da single) porta a una temporanea "messa in pausa" del grande schermo a favore dei dispositivi mobili, la costituzione di un nuovo nucleo familiare rimette la TV al centro del salotto. E con caratteristiche premium: nei nuovi nidi, 7 tv su 10 sono connesse a Internet, ma la quasi totalità (oltre 9 su 10) resta saldamente collegata anche all'antenna.

I giovani, insomma, non scelgono tra lineare e on-demand: vogliono entrambi. Una tendenza che premia la trasformazione digitale dei broadcaster tradizionali, sempre più "streamcaster", che dal 2019 a oggi hanno più che raddoppiato i loro utenti giovani nello streaming.

Più in generale, lo stato di salute dell'hardware televisivo in Italia è ottimo. Negli ultimi 10 anni il numero di schermi nelle case degli italiani è aumentato di 2,8 milioni, raggiungendo un totale di 44,3 milioni di apparecchi (di cui 25,4 milioni di Smart TV e 18,9 milioni di TV tradizionali). Un incremento dovuto per un terzo ai nidi d'origine che non si svuotano, ma sostenuto anche dai giovani in volo, che oggi hanno in casa oltre 400mila televisori in più rispetto al 2015.

Quasi 9 famiglie giovani su 10 possiedono almeno una Smart TV, e i "nidi giovanissimi" si distinguono per una dotazione tecnologica superiore alla media: il 51% ha in casa più di una Smart TV (contro il 28% della media nazionale). Non solo: nelle nuove abitazioni circa 4 TV su 10 sono in 4K e le dimensioni degli schermi volano verso l'alto. Il 36% delle TV dei giovani in volo e il 30% di quelle nei nidi giovanissimi superano i 50 pollici (la media nazionale si ferma al 19%).

Una generazione esigente, non perduta

I dati delineano quindi uno scenario competitivo in cui la qualità dell'esperienza visiva e la flessibilità dell'offerta sono i veri driver di scelta per il pubblico più giovane.

A trarre le conclusioni è ancora il DG di Auditel, Paolo Lugiato: “I giovani non hanno abbandonato la televisione. La portano con sé attraverso le fasi della vita (a casa dei genitori, nell'appartamento condiviso, nella nuova famiglia). La considerano importante (schermo più grande, risoluzione più alta, connessione internet). La integrano in un ecosistema ampio di consumi mediali, dove convivono piattaforme internazionali e broadcaster tradizionali e dove il lineare e l'on demand non si elidono ma si completano. In sintesi, questa generazione non è perduta per la TV (anzi!). Non è distratta. Non è indifferente. È semplicemente più esigente, più selettiva, più abituata alla scelta. E quando trova contenuti che le parlano — contenuti italiani, contenuti accessibili, contenuti che vale la pena vedere — risponde. Eccome se risponde”.

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