di Redazione Engage

Programmatic Day, Adlook: «Non basta la viewability, serve ottimizzare l’attenzione reale»

Stefano Leccese Renzetti: l’attention diventa la metrica chiave per superare i limiti di viewability e impression e migliorare l’efficacia delle campagne

Al Programmatic Day, Stefano Leccese Renzetti, Vice President Sales di Adlook, ha portato al centro del dibattito il tema dell’attention come leva chiave per migliorare l’efficacia delle campagne digitali.

La riflessione del manager parte da una domanda, ossia: «Stiamo realmente comprando spazi pubblicitari che i clienti osservano oppure stiamo comprando l’illusione che questi siano visti?». Un interrogativo che evidenzia il gap tra metriche tradizionali come impression e viewability e la reale capacità di generare impatto.


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Secondo Adlook, la risposta passa dall’utilizzo combinato di deep learning e dati di qualità per ottimizzare l’attenzione e massimizzare il brand impact. Un approccio che trova riscontro anche nei numeri: la misurazione dell’attention può arrivare a essere fino a sette volte più efficace nel predire la brand awareness rispetto ad altre metriche.

Oltre al branding, l’attention si dimostra rilevante anche lungo tutto il funnel. Le campagne ottimizzate su questa metrica possono generare miglioramenti significativi anche sulle performance, con impatti concreti su KPI come cost per lead e conversioni.

Nel corso dell’intervento è intervenuto anche Matteo Ferrario, Head of Media di Tango, che ha portato il punto di vista operativo delle agenzie. Ferrario ha evidenziato come l’attention stia diventando un vero e proprio driver di pianificazione, superando una logica basata esclusivamente su volumi e CPM. «Non è più una metrica che mettiamo a fine campagna all’interno del report, ma è proprio un driver per pianificare il media», ha spiegato, sottolineando anche i risultati concreti ottenuti, tra cui una riduzione significativa del costo per acquisizione nelle campagne.

Dal punto di vista operativo, Adlook ha integrato nella propria DSP diversi segnali di qualità - tra cui dati di eye tracking e media quality - utilizzati per prevedere in fase di pre-bid il livello di attenzione delle singole impression. Questo consente di selezionare a monte le opportunità con maggiore probabilità di generare valore, riducendo al tempo stesso lo spreco di media.

«La tecnologia, gli standard e le evidenze oggi ci sono: la scelta è passare dall’acquisto di spazi potenzialmente visibili alla reale attenzione degli utenti», ha concluso Leccese Renzetti.

Guarda sopra il video integrale dell’intervento di Stefano Leccese Renzetti al Programmatic Day.

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