Programmatic Day, Spotify e Google: «L'integrazione tra audio e video migliora l'efficacia delle campagne»
Gino Rulli sottolinea come per campagne efficaci si debbano consolidare gli acquisti media in un’unica piattaforma e affiancare all’investimento in video una componente audio
In un contesto sempre più frammentato, la sfida per i marketer è intercettare utenti che si muovono tra ricerca, scrolling, shopping e streaming. È da qui che parte la riflessione di Gino Rulli, Automation Lead Southern Europe di Spotify Advertising, insieme a Luca Bistrattin, Programmatic Lead di Google, sul palco del Programmatic Day.
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«Oggi il consumatore non ha più un percorso lineare, ma quanto mai frammentario», sottolinea Rulli, evidenziando come la moltiplicazione di touchpoint e device renda sempre più complesso presidiare il customer journey. Una complessità che, secondo Bistrattin, trova risposta nell’evoluzione delle DSP e nell’uso dell’intelligenza artificiale, con piattaforme come DV360 di Google capaci di attivare campagne omnicanale e ottimizzate lungo tutto il funnel.
Al centro della strategia emerge il ruolo dei contenuti e delle piattaforme. «Spotify è la colonna sonora della nostra giornata», spiega Rulli, ricordando come l’audio accompagni gli utenti in momenti diversi e spesso complementari rispetto alla fruizione video. Non a caso, il 92% degli utenti considera la piattaforma parte della propria dieta mediatica quotidiana.
In questo scenario, la sinergia tra canali diventa determinante. L’integrazione tra audio e video – in particolare tra Spotify e connected TV – consente infatti di ampliare la copertura e migliorare l’efficacia complessiva dei piani media. «CTV più Spotify hanno una copertura maggiore rispetto a fare unicamente CTV», evidenzia Rulli, sottolineando il valore della complementarità.
Un ulteriore passo in questa direzione è rappresentato dallo Spotify Ad Exchange, pensato per semplificare l’integrazione con DV360 di Google e abilitare pianificazioni realmente omnicanale e misurabili. L’obiettivo è quello di migliorare il ritorno sull’investimento. «Spotify è il player che performa meglio a livello di ritorno ad spend», afferma Rulli, alla luce delle più recenti analisi econometriche.
I casi presentati sul palco confermano come un approccio basato su media consolidation, dati e integrazione tra canali possa generare incrementi significativi in termini di reach, efficienza e vendite.
La formula vincente, condivisa da Google e Spotify, passa quindi da due direttrici: consolidare gli acquisti media in un’unica piattaforma e affiancare all’investimento in video una componente audio strategica.
In un ecosistema sempre più complesso, il messaggio è chiaro: solo un approccio integrato, data-driven e omnicanale può garantire risultati concreti e sostenibili.
Guarda il video dell’intervento al Programmatic Day, disponibile in alto a questo articolo.