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04/11/2026
di Caterina Varpi

L'evoluzione di Spencer & Lewis: «L'AI abbassa il costo dell'esecuzione, rendendo più prezioso il valore della decisione»

Giorgio Giordani, President & Co-Founder, e Massimo Romano, CEO e Co-Founder, raccontano il cambiamento del modello di business dell'agenzia, con un focus sul peso crescente dell’Advisory, che rappresenta circa il 20% del fatturato

Massimo Romano e Giorgio Giordani

Massimo Romano e Giorgio Giordani

Rafforzare il ruolo di partner strategico delle aziende, crescere sui mercati internazionali e integrare l’intelligenza artificiale nei processi di lavoro. Sono queste alcune delle direttrici su cui si sviluppa il percorso di Spencer & Lewis, agenzia che conta oggi oltre 40 professionisti nelle sedi di Roma, Milano e Londra.

Giorgio Giordani, President & Co-Founder, e Massimo Romano, CEO e Co-Founder, raccontano a Engage l’evoluzione del modello di business, con un focus sul peso crescente dell’Advisory, che rappresenta circa il 20% del fatturato, e sulle prospettive di sviluppo. Al centro del confronto anche il ruolo dell’hub londinese, gli investimenti in nuove competenze e l’AI, tra formazione, analisi dei dati e ottimizzazione dei processi.

Un percorso che punta a rafforzare il valore della consulenza strategica, mantenendo una stretta integrazione con la capacità operativa dell’agenzia.

Spencer & Lewis sta rafforzando il proprio ruolo di partner strategico delle aziende. Come è cambiato negli ultimi anni il vostro modello di agenzia?

Giorgio Giordani: Il vero cambio di paradigma riguarda il momento e il tavolo a cui veniamo chiamati a sederci. Oggi le aziende non cercano più semplici esecutori a cui affidare un brief già chiuso, ma partner capaci di essere coinvolti prima che la decisione venga presa. Operiamo in un contesto in cui comunicazione, reputazione e business sono ormai inscindibili. Per questo affianchiamo il top management nella lettura degli scenari competitivi, nella valutazione dei rischi e, quando serve, nel mettere in discussione le premesse stesse del brief. La nostra capacità di execution, dalle Media Relations al Digital, dalla creatività agli eventi, resta il motore pulsante di Spencer & Lewis, ma oggi è guidata da una regia consulenziale a monte. Non rispondiamo più solo alla domanda "come lo comunichiamo?", ma "qual è la scelta più efficace per il business e la reputazione?". È in questo spazio che stiamo costruendo l’evoluzione di Spencer & Lewis verso un modello sempre più orientato all’Advisory.

Oggi l’Advisory rappresenta circa il 20% del vostro fatturato. Quali servizi comprende e quali esigenze dei clienti stanno alimentando questa crescita?

Giorgio Giordani: Quel 20% è la conferma che il mercato cercava un interlocutore capace di unire visione strategica e messa a terra operativa. Nel nostro perimetro di Advisory rientrano il posizionamento corporate, il crisis & risk assessment, la stakeholder strategy e l'affiancamento ai vertici aziendali nei momenti di trasformazione o di passaggio critico. Ma il vero elemento distintivo è il metodo. Prima di proporre qualsiasi azione, applichiamo un protocollo strutturato di Discovery e Assessment che coinvolge le prime linee aziendali, dal Marketing alle Vendite, fino all'HR. Analizziamo i fondamentali di business, la distribuzione sui canali fisici e digitali, i dati di performance e l'ecosistema dei partner esistenti per eliminare quella frammentazione che oggi rappresenta il principale spreco di budget per le aziende. I clienti investono nella nostra consulenza perché offriamo loro una baseline oggettiva e misurabile su cui costruire scelte ad alto impatto.

Quali sono i risultati più significativi raggiunti nell’ultimo periodo e quali obiettivi vi siete dati per i prossimi anni?

Massimo Romano: Il risultato di cui andiamo più fieri non è solo l'espansione dei volumi, ma la qualità e la profondità delle relazioni che abbiamo costruito. Oggi Spencer & Lewis conta oltre 40 professionisti distribuiti tra le sedi di Roma, Milano e il nostro hub internazionale di Londra. Abbiamo consolidato la fiducia di grandi gruppi e acquisito mandati complessi, dove ci viene affidata la regia integrata della comunicazione. Per i prossimi anni il nostro obiettivo è chiaro: far crescere il peso specifico del valore che generiamo per ogni singolo cliente. Vogliamo rafforzare il nostro posizionamento nella fascia alta della consulenza strategica applicata alla comunicazione e alla reputazione, mantenendo però intatta quella rapidità e solidità di esecuzione che ci rende un partner concreto, capace di passare dall'analisi di scenario alla campagna sul mercato senza dispersioni.

Come sta evolvendo il vostro portafoglio clienti? Ci sono settori o tipologie di aziende verso cui state concentrando maggiormente gli investimenti?

Giorgio Giordani: Abbiamo scelto un posizionamento deliberatamente trasversale. Lavoriamo con leader di mercato nei settori Tech, Food & Beverage, Travel, Mobility, Entertainment e Servizi. Rifiutiamo l'idea dell'iper-specializzazione verticale in un'unica industry, perché siamo convinti che il vero valore di un advisor risieda nella cross-pollination, portare nel largo consumo o nella GDO le logiche data-driven del mondo tech, o trasferire nella mobilità e nei servizi la capacità di engagement dell'entertainment. Il nostro target d'elezione non è definito dal codice ATECO, ma dal livello di ambizione e complessità dell'organizzazione. Ci concentriamo su aziende strutturate per le quali la reputazione, il dialogo con gli stakeholder e la coerenza omnicanale sono leve dirette di conto economico.

La crescita passa anche dal rafforzamento delle competenze e da nuove acquisizioni: quali sono le aree su cui intendete puntare?

Massimo Romano: La nostra bussola per gli investimenti, sia organici sia per linee esterne, punta sull'integrazione tra human seniority, data intelligence e tecnologia. Stiamo inserendo in struttura profili con forte estrazione consulenziale, esperti di corporate reputation, crisis management e data analysis. In un mercato in cui gli strumenti tecnologici diventeranno rapidamente una commodity accessibile a chiunque, il vero fossato competitivo sarà la qualità del giudizio umano. È necessario avere professionisti capaci di interrogare i dati, leggere le dinamiche di mercato e tradurle in decisioni coraggiose. Anche sul fronte M&A e partnership guardiamo a realtà boutique ad alta specializzazione. Non ci interessa comprare fatturato per fare massa, ma innestare verticalità strategiche e tecnologiche che accelerino il nostro modello.

Quali opportunità state intercettando sui mercati esteri e come accompagnate i brand italiani nei percorsi di internazionalizzazione?

Giorgio Giordani: L'internazionalizzazione è uno dei pilastri del nostro piano industriale. Con l'hub di Londra pienamente operativo a fianco di Roma e Milano, abbiamo superato il vecchio modello delle agenzie che aprono bandierine fisiche ovunque appesantendo i costi per i clienti. Abbiamo invece costruito un'architettura “hub & spoke” agile e ad altissima competenza, una cabina di regia strategica centrale in grado di governare il posizionamento globale del brand, affiancata da una rete selezionata di partner locali nei mercati chiave per garantire incisività culturale e mediatica. Questo modello funziona su una doppia direttrice. Da un lato accompagniamo le eccellenze italiane a scalare i mercati esteri proteggendone l'identità, dall'altro agiamo come partner di riferimento per i player internazionali che vogliono entrare in Italia, offrendo loro una decodifica immediata delle specificità mediatiche, istituzionali e distributive del nostro Paese.

Come state integrando l’intelligenza artificiale nei processi e nei servizi dell’agenzia?

Massimo Romano: Abbiamo scelto di superare l'approccio tattico o "da laboratorio" per affrontare l'AI come una vera trasformazione industriale e culturale. Oltre a un piano di formazione continua per tutto il team, stiamo sviluppando soluzioni e flussi proprietari che integrano l'intelligenza artificiale nell'analisi predittiva degli scenari, nel monitoraggio reputazionale e nell'ottimizzazione dei processi operativi. L'AI ci permette di comprimere drasticamente i tempi di raccolta ed elaborazione delle informazioni, liberando energie preziose. Ma la nostra tesi di fondo resta ferma: più l'algoritmo rende veloce ed economico l'output operativo, più diventa vitale e insostituibile la responsabilità strategica. La macchina processa i dati, ma capire quale nervo scoperto del mercato toccare o come gestire una crisi reputazionale resta prerogativa esclusiva della nostra sensibilità consulenziale.

Se doveste indicare una priorità strategica per Spencer & Lewis nel prossimo futuro, quale sarebbe?

Giorgio Giordani: Privilegiare la densità di valore rispetto alla sola corsa ai volumi. Vogliamo colmare uno spazio che vediamo tra la consulenza strategica pura, molto forte nell’analisi e nell’indicazione della rotta, e il modello tradizionale di agenzia, storicamente più concentrato sulla execution. Il nostro mantra non è sfidarsi sui puri risultati di comunicazione, ma avere un impatto concreto e misurabile sui risultati di business. Il futuro di Spencer & Lewis risiede esattamente nella fusione tra pensare e fare. Se dovessi riassumerlo in una formula, direi che l'intelligenza artificiale e l'automazione stanno abbassando il costo dell'esecuzione, rendendo infinitamente più prezioso il valore della decisione. Ed è proprio al fianco di chi deve prendere quelle decisioni che noi continueremo a crescere.

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